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Un gruppo di minaccia ha costruito una finta acceleratrice Web3 per distribuire malware infostealer tramite pacchetti npm malevoli, sfruttando audit di sicurezza

Il 5 luglio 2026 un pacchetto npm ha iniziato a distribuire malware mascherato da strumento di sviluppo per startup crypto. Non si tratta di un altro compromesso di supply chain: l'intera operazione, denominata Apex Accelerator, è stata costruita da zero per apparire legittima, con mesi di preparazione, eventi in presenza e una suite di 18 tool di sicurezza che generavano report completamente falsi. Elastic Security Labs e SafeDep hanno mappato un'infrastruttura di comando e controllo ancora attiva, con un meccanismo di verifica remota che permette agli attaccanti di aggiornare i payload senza pubblicare nuovi pacchetti.

Punti chiave
  • Il gruppo ha creato una presenza pubblica duratura, offrendo crediti AI gratuiti e partecipando a eventi come TOKEN2049 Singapore per costruire fiducia nel settore Web3.
  • I pacchetti npm scaricano binari da GitHub releases, ma il bootstrap contatta vrf.apexaccs[.]org per ricevere comandi arbitrari da eseguire via PowerShell su Windows o helper Rust su macOS.
  • Tutti i 18 tool nel pacchetto @apexacc/audit generano risultati di sicurezza falsificati, combinando dati hard-coded, formattazione di input e randomizzazione per simulare legittimità.
  • L'infostealer macOS, famiglia AMOS, ruba credenziali browser, wallet crypto, chiavi SSH, credenziali cloud e history delle shell, con persistenza garantita da un LaunchAgent che contatta il C2 ogni 60 secondi.

Come nasce una truffa con credenziali da acceleratrice

L'indagine di Elastic Security Labs è partita da una notifica del proprio bot di monitoraggio supply chain, che ha segnalato comportamenti sospetti nel pacchetto @apexacc/cli. "On closer inspection, we discovered a package that was malicious from the moment it was published, not a supply chain compromise", ha dichiarato il team. La differenza è sostanziale: non si tratta di un account legittimo compromesso, ma di un'identità interamente fabbricata per l'occasione.

Il gruppo ha investito tempo e risorse per costruire credibilità. Offriva crediti AI gratuiti, tool di coding e audit di sicurezza — esattamente ciò che una startup Web3 cerca quando deve preparare un round di finanziamento o una due diligence. Ha partecipato a eventi in presenza, incluso TOKEN2049 Singapore, uno dei principali appuntamenti del settore crypto. Questa strategia di ingegneria sociale ha permesso di superare la prima barriera di diffidenza che normalmente protegge gli sviluppatori da pacchetti sconosciuti.

Il meccanismo di verifica remota e il controllo dinamico

La tecnica di consegna rivela un'attenzione particolare all'evasione e alla flessibilità operativa. I pacchetti npm non contengono direttamente il payload finale: scaricano binari da GitHub releases, con dimensioni che oscillano tra i 120 e i 150 megabyte secondo SafeDep. Ma il vero elemento distintivo è il bootstrap, che contatta hxxps://vrf.apexaccs[.]org/api/v1/vrf per ricevere istruzioni.

L'analisi del codice mostra che il campo p:win32 identifica la piattaforma, mentre la risposta JSON fornisce i parametri exec, args e cmd per costruire la command line da eseguire. Su Windows il veicolo è PowerShell, su macOS un helper Rust. Questa architettura permette agli operatori di modificare il comportamento del malware in tempo reale, senza necessità di pubblicare nuove versioni npm o attendere che le vittime aggiornino. Il pacchetto diventa così un mero loader, mentre il controllo risiede interamente sull'infrastruttura remota.

Il server C2 risiede sull'indirizzo IP 172.93.185.150, ospitato presso xTom GmbH a Francoforte secondo SafeDep. L'esposizione di endpoint pubblici come /status, /register e /subdomain/{slug}, protetti da un gate X-Internal-Key, suggerisce un pannello multi-tenant con provisioning di sottodomini per diverse campagne o operatori.

L'audit che non audita: 18 tool, zero scansioni reali

Il cuore insidioso dell'operazione risiede nel pacchetto @apexacc/audit. Elastic ha verificato che tutti i 18 tool di sicurezza inclusi generano risultati falsificati. I report sono prodotti attraverso quattro meccanismi: dati hard-coded, formattazione dell'input, derivazione dalla data, o pura randomizzazione. Nessuno esegue scansioni reali, nessuno interroga effettivamente il codice target.

Questa falsificazione non è un difetto secondario: è il meccanismo centrale di instilling trust. Le startup Web3 operano in un ecosistema ossessionato dalla conformità e dalla verifica, dove un audit di sicurezza è spesso prerequisito per raccogliere fondi o listare token. Il gruppo ha capito che l'ansia di conformità stessa poteva diventare il vettore di infezione. Offrendo un audit apparentemente professionale, ha trasformato la due diligence in un'opportunità di compromissione.

Parallelamente, il gruppo ha repackagingato l'agente di coding legittimo Oh My Pi. La corrispondenza è quasi totale: 1.351 file su 1.363 corrispondono esattamente all'originale secondo Elastic. La modifica consiste nell'intercettazione del traffico LLM, con le richieste ai modelli di linguaggio deviate verso servizi controllati dall'attaccante attraverso OpenRouter. Questo espone API key e contenuto delle conversazioni, un'intercettazione che colpisce proprio il flusso di lavoro quotidiano degli sviluppatori target.

La famiglia AMOS e la persistenza oltre il takedown

SafeDep ha fornito i dettagli forensi del payload macOS. Si tratta di un infostealer famiglia AMOS, distribuito attraverso un AppleScript di 707 linee che induce l'utente a inserire la password di sistema, quindi esfiltra i dati in un archivio /tmp/osalogging.zip. Il target è ampio: credenziali browser, wallet crypto (oltre 20), chiavi SSH, credenziali AWS e Kubernetes, keychain di sistema, dati Telegram e history delle shell.

La persistenza è gestita da un LaunchAgent denominato com.system.notifications.agent, che contatta il C2 con un intervallo di polling di 60 secondi. Questa frequenza elevata garantisce rapidità di risposta agli operatori, ma aumenta anche la traccia di rete lasciata sul sistema compromesso.

La resilienza operativa del gruppo emerge con chiarezza dalla timeline documentata da SafeDep. Il pacchetto originale @apexfdn/apex è stato pubblicato il 5 luglio 2026 e ha accumulato 34 versioni fino al 21 luglio, quando il team di sicurezza npm lo ha rimosso. L'azione di takedown non ha interrotto la campagna: entro 11 ore, alle 08:04 del 22 luglio, il dropper era ripubblicato con nuovo scope @copilot-mcp/apex, accompagnato da oltre 20 versioni pubblicate in circa 8 ore. Anche questo secondo pacchetto è stato rimosso, ma il meccanismo di verifica remota e i binari ospitati su GitHub releases rimangono attivi secondo le fonti.

"This package contained malicious code and was removed from the registry by the npm security team. A placeholder was published to ensure users are not affected in the future." — npm security team, citato da SafeDep

Cosa fare adesso

  • Verificare la presenza dei pacchetti @apexacc/cli, @apexacc/audit, @apexfdn/apex e @copilot-mcp/apex nei progetti e nei lockfile, rimuovendoli immediatamente anche se il registro npm li ha sostituiti con placeholder.
  • Ispezionare le connessioni di rete verso vrf.apexaccs[.]org e l'IP 172.93.185.150, che le fonti confermano ancora attivi, e rimuovere eventuali LaunchAgent con nome com.system.notifications.agent su macOS.
  • Revisionare le API key esposte ai servizi LLM attraverso Oh My Pi o strumenti simili, considerando che il traffico è stato intercettato da infrastruttura controllata dall'attaccante.
  • Rivalutare la fiducia riposta in audit di sicurezza non verificabili: i 18 tool di @apexacc/audit dimostrano che un report professionale può essere interamente sintetico.

Il paradosso della verifica come vulnerabilità

L'operazione Apex Accelerator sfrutta una contraddizione strutturale del settore Web3. La stessa pressione per dimostrare sicurezza, trasparenza e conformità — spesso in tempo accelerato, sotto la spinta di investor e community — ha creato il terreno fertile per chi sa simulare questi attributi. Il gruppo non ha attaccato la supply chain: l'ha ricostruita ex novo, con ogni anello progettato per sembrare autentico.

La persistenza oltre il takedown npm, garantita da un'infrastruttura C2 indipendente e da binari ospitati su piattaforme diverse, mostra i limiti della reazione reattiva. Le fonti non documentano il numero di vittime effettive, né collegamenti con attori di minaccia noti. Resta invece confermato che la costruzione di credibilità ha richiesto mesi, e che la tradizione è avvenuta solo dopo che la fiducia era stata pienamente instaurata. In un settore dove la reputazione si converte in capitale, questo è forse il segnale più inquietante.

Le informazioni sono state verificate sulle fonti citate e aggiornate al momento della pubblicazione.

Fonti


Fonti e riferimenti
  1. elastic.co
  2. safedep.io
  3. token2049.com