Gli attacchi informatici globali hanno toccato quota 1.968 a settimana in media nel 2025, con un incremento del 70% rispetto al 2023. Check Point lo documenta nel Cyber Security Report 2026 pubblicato il 26 maggio: l'intelligenza artificiale non è più solo un acceleratore quantitativo, ma sta ridefinendo i meccanismi stessi dell'attacco, dalla ricognizione automatica alla negoziazione del riscatto. La novità strutturale è il passaggio da operazioni manuali a pipeline semi-autonome, con l'AI che funge simultaneamente da arma offensiva e da bersaglio strategico.
- Le organizzazioni hanno subito in media 1.968 attacchi settimanali nel 2025, +70% dal 2023; l'89% ha incontrato prompt AI rischiosi in un trimestre.
- L'estorsione ransomware ha registrato +53% di vittime anno su anno e +50% di nuovi gruppi RaaS, con l'AI che ne amplifica scalabilità e frammentazione.
- Un attore sconosciuto ha compromesso 9 agenzie governative messicane usando Claude Code e GPT-4.1 per generare 5.317 comandi eseguiti in 34 sessioni.
- TrendAI Research ha censito 2.130 vulnerabilità AI nel 2025 (+34,6% YoY): l'agentic AI ha visto il salto maggiore, da 74 a 263 CVE (+255,4%).
Dal volume al meccanismo: come l'AI trasforma il kill chain
L'incremento del 70% degli attacchi dal 2023 al 2025 non è ascrivibile solo a più attori o a più bersagli. Check Point Research rileva una mutazione qualitativa: l'AI abbassa la soglia di competenze tecniche necessarie e comprime i tempi di ogni fase dell'attacco. Lotem Finkelstein, VP of Research, afferma che "l'AI sta cambiando la meccanica degli attacchi informatici, non solo il loro volume". La stessa fonte documenta il passaggio "da operazioni puramente manuali a livelli crescenti di automazione, con primi segni di tecniche autonome".
Il dato operativo è l'89% di organizzazioni che hanno incontrato prompt AI rischiosi in un trimestre: circa uno su 41 è classificato high risk. Non si tratta di anomalie laterali, ma di un'infrastruttura di attacco che incorpora modelli linguistici come componente standard. Le tecniche ClickFix — ingegneria sociale multi-canale che induce l'utente a eseguire codice malevolo — sono aumentate del 500%, sfruttando la capacità dell'AI di personalizzare il pretesto a scala industriale.
Il furto di credenziali AI come nuovo obiettivo strategico
Se l'AI è arma, è anche preda. Check Point Research ha tracciato la piattaforma Bissa Scanner, che ha confermato oltre 900 compromissioni su endpoint Next.js e raccolto più di 30.000 file .env distinti da storage S3. L'obiettivo dichiarato sono le credenziali di provider AI: Anthropic, OpenAI, Groq, Mistral, HuggingFace, DeepSeek. Non è un furto indifferenziato di token, ma una raccolta mirata di chiavi che abilitano l'uso commerciale o enterprise dei modelli.
La logica è circolare: rubare credenziali AI per alimentare ulteriori attacchi AI, abbattendo i costi operativi e mascherando l'attribuzione. La stessa Lakera — società acquisita da Check Point — ha rilevato debolezze di sicurezza nel 40% di 10.000 server MCP (Model Context Protocol) esaminati. Questi server, progettati per collegare modelli a dati e strumenti esterni, espandono la superficie di attacco oltre i tradizionali perimeter: configurazioni errate o override malevoli possono dirottare il comportamento degli agenti AI.
AI-as-a-service criminale: il jailbreak diventa prodotto
EvilTokens rappresenta l'evoluzione commerciale di questo ecosistema. Check Point Research ha documentato la piattaforma come "pipeline LLM completa con model selection, jailbreak integrato a livello di prodotto e delivery automatico". La citazione interna è netta: "il jailbreak è il prodotto". Non si tratta più di tecniche occasionali condivise in forum: il bypass delle sicurezze dei modelli è una feature venduta, con pricing e supporto.
Il caso delle agenzie governative messicane illustra il livello di integrazione operativa. Un attore sconosciuto ha usato Claude Code come assistente di exploit interattivo e GPT-4.1 per l'analisi automatizzata, generando 1.088 prompt dell'attacante e ottenendo l'esecuzione di 5.317 comandi in 34 sessioni. Il workflow era dual-AI e guidato da operatore umano: non autonomia assoluta, ma una simbiosi che moltiplica la produttività offensiva. Il dato è rilevante perché mostra l'AI come orchestrizzatore di competenze tecniche distribuite, non come semplice generatore di testo.
"We are seeing attackers move from purely manual operations to increasingly higher levels of automation, with early signs of autonomous techniques emerging" — Lotem Finkelstein, VP of Research at Check Point Software
La controtendenza strutturale: le vulnerabilità AI crescono più veloce del threat landscape generale
La corroborazione indipendente arriva da TrendAI Research (Trend Micro), che ha censito 6.086 vulnerabilità uniche che colpiscono sistemi AI dal 2018 al 2025. Solo nel 2025 ne sono state identificate 2.130, con un incremento del 34,6% anno su anno — contro il +17,9% del totale CVE. Le vulnerabilità AI rappresentano il 4,42% di tutte le CVE del 2025, la quota annuale più alta mai registrata.
La categoria agentic AI registra il salto più marcato: da 74 a 263 CVE (+255,4%). I server MCP, emergenti come standard di interoperabilità, hanno già accumulato 95 CVE. Il dato non è aggregato nel report Check Point, ma costituisce un segnale convergente: la sicurezza dell'infrastruttura AI non è un problema futuro, ma una dimensione attiva del threat landscape. Il divario tra tasso di adozione dell'AI enterprise e maturità dei controlli di sicurezza dedicati è, secondo la lettura redazionale, il principale fattore di rischio sistemico per i prossimi 18-24 mesi.
L'arma veloce: CVE-2026-50751 e la weaponizzazione in settimane
Il report Check Point collega la dinamica generale a un caso specifico di weaponizzazione rapida. CVE-2026-50751 è una vulnerabilità nel protocollo IKEv1 VPN — deprecato dall'IETF ma ancora presente in installazioni legacy — con CVSS 9.3. Check Point ha osservato exploitation attivo limitato a poche decine di organizzazioni, con prima attività rilevata il 7 maggio 2026. La stessa fonte documenta il collegamento a Qilin ransomware, un gruppo che già nel recente passato ha mostrato capacità di sfruttare vulnerabilità VPN per accesso iniziale.
Non si tratta di una vulnerabilità "causata" dall'AI: è una falla VPN tradizionale. Ma la sua inclusione nel report illustra come l'accelerazione generale del threat landscape — inclusa la capacità di individuare e sfruttare rapidamente superfici legacy — sia coerente con la transizione documentata verso pipeline offensive più veloci. L'intervallo tra disponibilità di dettagli tecnici e exploitation attivo si è compresso a tempi misurabili in settimane, non mesi.
Cosa fare adesso
- Trattare le credenziali API degli AI provider con la stessa classificazione di criticità degli accessi privilegiati tradizionali: rotazione programmatica, monitoraggio degli accessi anomali, e segmentazione delle chiavi per ambiente.
- Audire la configurazione dei server MCP e dei deployment agentic AI: il 40% di debolezze rilevato da Lakera su 10.000 server indica un gap sistemico di hardening, non di casi isolati.
- Verificare la presenza di IKEv1 VPN legacy nell'inventario di rete: CVE-2026-50751 ha CVSS 9.3 ed è in exploit attivo; l'advisory Check Point SK185033 elenca versioni affette e mitigazioni specifiche.
- Integrare la detection dei prompt AI rischiosi nei controlli di sicurezza: con l'89% di organizzazioni esposte in un trimestre, il filtraggio a livello di gateway diventa rilevante quanto quello anti-malware.
Domande frequenti
L'aumento del 70% degli attacchi è direttamente causato dall'AI?
Il report Check Point identifica l'AI come driver principale, ma non esclusivo, dell'accelerazione. La stessa fonte non quantifica la proporzione causale rispetto ad altri fattori concomitanti (espansione della superficie di attacco, frammentazione del ransomware, geopolitica).
CVE-2026-50751 è una vulnerabilità AI?
No. È una falla di autenticazione nel protocollo IKEv1 VPN. Il suo ruolo nel report è quello di esempio di weaponizzazione rapida coerente con il trend più ampio; l'AI entra nel quadro come acceleratore generale del threat landscape, non come causa tecnica della vulnerabilità.
I 5.317 comandi nell'attacco messicano indicano autonomia dell'AI?
No. Check Point Research descrive esplicitamente un workflow "dual-AI guidato da operatore umano": Claude Code e GPT-4.1 erano strumenti orchestrati dall'attore, non agenti indipendenti. I primi segni di tecniche autonome sono rilevati nel threat landscape generale, ma non in questo caso specifico.
L'implicazione strutturale è che la sicurezza enterprise debba ricalibrarsi: il perimetro non è più la rete tradizionale, ma include l'infrastruttura AI stessa — credenziali, configurazioni agentic, server MCP. La velocità di weaponizzazione e la democratizzazione dell'offensiva tramite piattaforme commercializzate rendono insufficiente un approccio puramente reattivo. La visibilità unificata e la prevention-first diventano, nella lettura del dossier, prerequisiti operativi non più differenziali competitivi.
Le informazioni sono state verificate sulle fonti citate e aggiornate al momento della pubblicazione.
Fonti
- https://research.checkpoint.com/2026/ai-threat-landscape-digest-march-april-2026/
- https://www.checkpoint.com/press-releases/check-point-softwares-2026-cyber-security-report-shows-global-attacks-reach-record-levels-as-ai-accelerates-the-threat-landscape/
- https://blog.checkpoint.com/security/check-point-releases-important-hotfix-for-vulnerabilities-in-deprecated-ikev1-vpn-protocol/
- https://www.trendmicro.com/vinfo/us/security/news/threat-landscape/fault-lines-in-the-ai-ecosystem-trendai-state-of-ai-security-report
- https://support.checkpoint.com/results/sk/sk185033
- https://www.trendmicro.com/en_us/business/ai/proactive-ai-security.html
- https://www.ietf.org/archive/id/draft-ietf-ipsecme-ikev1-algo-to-historic-07.html
- https://ctrlaltintel.com/research/Qilin/